Accordo di Composizione della Crisi

L’Accordo di Composizione della Crisi, insieme al Piano del Consumatore e alla Liquidazione dei Beni, è una delle procedure previste dalla Legge 3 2012 – “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonchè di composizione della crisi da Sovrainebitamento”.

Accordo di Composizione della Crisi: di cosa si tratta

La procedura di Accordo di Composizione della Crisi prevede che il debitore formuli ai creditori, di norma chirografari, una proposta che può contenere:

  • la dilazione del pagamento dei debiti (c.d. accordo dilatatorio o moratoria);
  • la remissione (o esdebitazione) parziale dei debiti (c.d. accordo remissorio o esdebitativo);
  • la dilazione del debito ridotto per effetto della remissione parziale (moratoria con esdebitazione parziale).

I terzi, in generale, possono sottoscrivere la proposta di Accordo per mettere a disposizione dei creditori sia redditi che beni di cui siano titolari, al fine di assicurare l’attuabilità della proposta e la fattibilità del piano.

La proposta può inoltre prevedere la suddivisione dei creditori in classi, anche se disomogenee tra di loro.

Vi sono infine dei limiti alla libertà di contenuto della proposta di Accordo di Composizione della Crisi, che si riassumono di seguito:

  • ai creditori titolari di crediti impignorabili non può essere proposta nè la moratoria, nè la parziale esdebitazione, in quanto essi vanno pagati alle scadenze pattuite e integralmente;
  • ai creditori titolari di tributi costituenti risorse proprie dell’Unione Europea, allo Stato per l’IVA e le ritenute alla fonte non può essere proposta la remissione parziale del debito, ma solo la dilazione;
  • deve essere rispettato l’ordine delle cause legittime di prelazione, vale a dire il vincolo della graduazione dei crediti secondo cui i creditori di grado inferiore possono essere pagati solo se quelli di grado superiore sono stati integralmente pagati. Da ciò consegue che i creditori chirografari possono essere pagati solo se i prelatizi sono stati integralmente soddisfatti, tranne nel caso della degradazione a chirografaro dei prelatizi incapienti sulla base di un’apposita attestazione da parte dell’Organismo di Composizione della Crisi (per maggiori informazioni sul ruolo dell’O.C.C. cliccare qui).

In caso di risorse esterne (ovvero risorse destinate al pagamento dei creditori che non provengono dal patrimonio del debitore, ma da un terzo soggetto) non vi è alcun vincolo circa la destinazione ai creditori del debitore delle risorse esterne: in tale ipotesi, il vincolo di graduazione viene rispettato solamente in relazione alla destinazione ai creditori delle risorse provenienti dal patrimonio del debitore (risorse interne).

Accordo di Composizione della Crisi: il piano di liquidazione o di continuità

Insieme alla proposta di Accordo di Composizione della Crisi, il debitore predispone un piano che espone il contenuto della stessa, in altre parole da tale piano può emergere:

  • la liquidazione dei beni e dunque la cessazione dell’attività (c.d. accordo liquidatorio);
  • la continuazione dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo professionale (c.d. accordo in continuità).

Nel primo caso, ovvero nell’ Accordo liquidatorio, il piano può prevedere la cessione dei beni ad un liquidatore giudiziale, l’incasso dei crediti o il mandato a terzi ad incassare i crediti.

Nel secondo caso invece, ovvero nel caso di Accordo in continuità, il piano può prevedere la liquidazione degli assets non strategici per consentire la continuazione dell’attività.

In entrambi i casi può essere prevista anche l’offerta di risorse esterne, come la prestazione di garanzie al fine di assicurare il pagamento di determinate percentuali ai creditori, rafforzando così la proposta (garanzia per il passivo), o per evitare che la liquidazione dell’attivo del debitore scenda sotto determinate soglie (garanzia per l’attivo).

Il piano può eventualmente prevedere anche l’affidamento del patrimonio del debitore ad un liquidatore in possesso dei requisiti di cui all’art. 28 della legge fallimentare.

Infine il piano, relativo alla proposta di Accordo di Composizione della Crisi, deve prevedere il termine entro cui, prevedibilmente, la proposta dovrà essere adempiuta. Al riguardo, mentre nella procedura di liquidazione del patrimonio è prevista una durata minima di quattro anni, nella procedura di Accordo di Composizione della Crisi non è prevista per legge una durata minima e neppure una durata massima.

Accordo di Composizione della Crisi: il raggiungimento dell’Accordo

L’Accordo di Composizione della Crisi è approvato con il consenso di almeno il 60% dei crediti inoltre, ai fini del raggiungimento dell’accordo, vale la regola del silenzio assenso.

Non tutti i creditori hanno diritto di esprimersi sulla proposta: i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca (dei quali la proposta prevede l’integrale pagamento) non sono infatti computati ai fini del raggiungimento della maggioranza e non hanno diritto di esprimersi sulla proposta; gli stessi possono rinunciare in tutto o in parte al diritto di prelazione ed in questo caso hanno diritto di esprimersi.

Sono, in ogni caso, esclusi dal diritto di esprimersi in merito alla proposta:

  • il coniuge del debitore;
  • i suoi parenti e affini entro il quarto grado di parentela;
  • i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta.

Accordo di Composizione della Crisi: la modifica della proposta e dell’Accordo

La proposta di accordo può essere modificata fino alla data in cui i creditori possono far pervenire il loro consenso o dissenso alla stessa.

La legge prevede la possibilità di apportare modifiche alla proposta di accordo senza però disporne le modalità: è specificato solo che l’adesione dei creditori deve riguardare la proposta come eventualmente modificata.

Nel caso in cui l’esecuzione dell’Accordo di Composizione della Crisi non sia possibile per cause non imputabili al debitore, l’accordo può essere modificato, in caso contrario (ovvero se l’esecuzione dell’accordo diviene impossibili per cause imputabili al debitore) l’accordo può essere risolto per inadempimento o annullato, con conseguente conversione in liquidazione su istanza di un creditore o del debitore stesso.

Accordo di Composizione della Crisi: gli effetti

Per quanto riguarda gli effetti derivanti dall’ Accordo di Composizione della Crisi, è necessario differenziare tra quelli che discendono dal deposito della domanda e gli effetti che conseguono dal decreto di apertura ovvero dall’ omologazione.

Il deposito della proposta di Accordo sospende il corso degli interessi convenzionali o legali, salvo quelli sui crediti prelatizi.

Il decreto di apertura:

  • determina il blocco delle azioni esecutive individuali (ma non quelle concorsuali) e dei sequestri conservativi;
  • impedisce l’iscrizione di ipoteche giudiziali e volontarie e in genere l’acquisizione da parte di creditori di diritti di prelazione sul patrimonio del debitore.

Infine, dalla data del decreto di apertura della procedura, gli atti di amministrazione straordinaria sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al momento in cui sono effettuate le pubblicità del decreto di apertura, se non autorizzati dal Giudice.

A seguito dell’omologazione, l’Accordo non ha effetto sui coobbligati del debitore, i suoi fideiussori e sugli obbligati in via di regresso.

L’Accordo di Composizione della Crisi è invece obbligatorio per tutti i creditori che siano anteriori rispetto al momento in cui è effettuata la pubblicità del decreto di apertura. Dunque vincola anche i dissenzienti.

Accordo di Composizione della Crisi: profili procedurali

La Legge 3 2012 precisa che il debitore deve essere assistito da un Organismo di Composizione della Crisi (per maggiori informazioni sulla figura dell’Organismo di Composizione della Crisi, cliccare qui) e più precisamente da un Gestore della crisi che, eventualmente insieme al consulente del debitore, predispone la domanda, la proposta e la relazione sulla fattibilità del piano.

Secondo quanto disposto dall’art. 10 della Legge 3 2012, la proposta di accordo va depositata al Tribunale nel cui circondario è posta la residenza o la sede del debitore.

Occorre allegare alla proposta di Accordo di Composizione della Crisi:

  • l’elenco di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute;
  • l’elenco di tutti i beni;
  • l’elenco degli atti di disposizione compiuti negli ultimi 5 anni;
  • le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni;
  • la prima attestazione di fattibilità del piano da parte dell’Organismo di Composizione della Crisi;
  • le scritture contabili degli ultimi tre anni, se il debitore svolge attività d’impresa.

Nel caso in cui la documentazione prodotta sia insufficiente e siano necessarie integrazioni alla proposta, il Giudice può concedere un termine non superiore a quindici giorni.

Il Giudice valuta l’ammissibilità della proposta e, in caso di esito positivo, dichiara aperta la procedura e fissa la data dell’udienza, disponendo le comunicazioni ai creditori e le pubblicità previste dalla Legge e dal decreto stesso.

A questo punto i creditori esprimono il consenso o il dissenso alla proposta di Accordo di Composizione della Crisi effettuata dal debitore.

Se l’accordo è raggiunto, l’O.C.C. (Organismo di Composizione della Crisi) redige una relazione sui consensi espressi e la invia ai creditori, allegando il testo dell’accordo.

Nei dieci giorni successivi, i creditori possono contestare l’accordo.

Trascorso tale ultimo termine, l’O.C.C. trasmette al Giudice la relazione, le contestazioni ricevute, il testo dell’accordo e l’attestazione definitiva di fattibilità del piano, anche in relazione al pagamento dei crediti impignorabili, a quelli relativi a risorse proprie dell’UE, all’IVA e alle ritenute alla fonte.

Risolte le contestazioni, il Giudice omologa l’Accordo  di Composizione della Crisi e ne dispone le relative pubblicità.

Accordo di Composizione della Crisi: la risoluzione dell’accordo

La risoluzione dell’accordo può essere richiesta da qualsiasi creditore, ai sensi dell’art. 14 della Legge n. 3/2012 qualora:

  • il proponente non adempia agli obblighi derivanti dall’accordo;
  • le garanzie promesse non vengano costituite;
  • l’esecuzione dell’accordo divenga impossibile per ragioni non imputabili al debitore.

Inoltre, qualora il debitore abbia nel frattempo acquisito le condizioni per essere assoggettato al fallimento, la sentenza pronunciata a suo carico risolve l’accordo.

Accordo di Composizione della Crisi: revoca o cessazione degli effetti

Oltre ad una revoca di diritto, espressamente indicata dall’ art. 11, comma 5, della Legge n. 3/2012, che sanziona il debitore gravemente inadempiente rispetto agli obblighi assunti con l’Accordo di Composizione della Crisi, il legislatore prevede anche ipotesi in cui l’accordo cessa di produrre effetti su istanza di qualsiasi creditore, sentito in contraddittorio con il debitore.

Si tratta delle ipotesi declinate nell’ art. 14 – bis della Legge n. 3/2012 relative alle situazioni in cui:

  • sia stato dolosamente o con colpa grave, aumentato o diminuito il passivo;
  • sia stata sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo;
  • siano state simulate dolosamente attività inesistenti.

Accordo di Composizione della Crisi: la conversione in Liquidazione dei beni

La conversione dell’Accordo di Composizione della Crisi in  Liquidazione dei Beni ha luogo, su istanza del debitore o di un creditore, nei seguenti casi:

  • annullamento dell’accordo omologato o di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore ai sensi dell’art. 14-bis, comma 2, lett. a);
  • risoluzione per inadempimento dell’accordo quando ciò dipenda da cause imputabili al debitore.

Altre fattispecie di conversione sono quelle previste nell’art. 11, comma 5, della Legge n. 3/2012, vale a dire quando si realizzi:

  • la cessazione di diritto degli effetti dell’accordo omologato (o del piano omologato di cui all’art. 14-bis, comma 1, della Legge n. 3/2012), che ricorre quando il debitore non esegue integralmente, entro novanta giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti alle amministrazioni pubbliche e agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie;
  • la revoca dell’accordo omologato (o del piano omologato di cui all’art. 14-bis, comma 1, della Legge n. 3/2012) qualora risulti che il debitore durante la procedura ha compiuto atti diretti a frodare le
    ragioni dei creditori.

In tali ultime ipotesi, stante il tenore letterale della seconda parte dell’art. 14 – quater, la conversione si ha anche d’ufficio da parte del Giudice, anziché solo su iniziativa del debitore o dei creditori.

By | 2017-01-13T15:10:12+00:00 27 novembre 2015 - 10:06|Tags: , , , , , |

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A.I.S. – Associazione Italiana Sovraindebitamento, prima associazione attiva sul tema del sovraindebitamento, e punto di riferimento per i professionisti operanti sulle disposizioni dui cui alla Legge 3/2012.