Liquidazione del Patrimonio

Tra le procedure di Sovraindebitamento, oltre al Piano del Consumatore e all’Accordo con i creditori, troviamo anche la Liquidazione del Patrimonio, regolamentata nella sezione seconda della Legge n 3/2012, e più precisamente dagli articoli che vanno dal 14 – ter a 14 – duodecies.

Possono accedere alla procedura di Liquidazione del Patrimonio i soggetti che non rientrano nelle disposizioni previste dalla legge fallimentare, previa apposita domanda (imprenditori, commerciali sotto soglia, professionisti, enti non commerciali, imprenditori agricoli e privati consumatori).

La Liquidazione del Patrimonio può inoltre essere attivata anche su istanza del debitore o dei creditori, a seguito di cessazione degli effetti dell’accordo ai sensi dell’art. 11, comma 5 della Legge 3/2012, annullamento e/o risoluzione dell’accordo, revoca e cessazione degli effetti dell’omologazione del Piano del Consumatore ai sensi dell’art. 14 – bis normativa numero 3 del 2012.

La procedura di Liquidazione del Patrimonio può essere suddivisa nelle seguenti fasi:

  1. apertura della procedura;
  2. accertamento del passivo:
  3. liquidazione dell’attivo.

Liquidazione del Patrimonio: la fase di apertura della procedura

La procedura di Liquidazione del Patrimonio si apre con il deposito di un’istanza presso il Tribunale competente, in cui il debitore in stato di Sovraindebitamento chiede la liquidazione di tutti i suoi beni, oppure attraverso un’istanza di conversione delle procedure di Accordo o Piano del Consumatore.

All’istanza occorre allegare la documentazione di cui all’art. 9, commi 2 e 3, Legge n. 3/2012, ovvero:

  • l’elenco dei creditori e delle somme dovute;
  • la lista di tutti i beni del debitore;
  • l’elenco degli atti dispositivi compiuti negli ultimi cinque anni e delle spese correnti necessarie al sostentamento del debitore e del suo nucleo famigliare;
  • lo stato di famiglia del debitore;
  • le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni (qualora il debitore svolga un’attività d’impresa, copia conforme delle scritture contabili degli ultimi tre esercizi).

e una relazione relazione particolareggiata redatta dall’Organismo di Composizione della Crisi (per maggiori informazioni su tale figura, cliccare qui), che contenga necessariamente:

  • l’indicazione della cause dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal debitore nell’assumere le obbligazioni;
  • l’esposizioni delle ragioni dell’incapacità del debitore persona fisica di adempiere le proprie obbligazioni;
  • il resoconto sulla solvibilità del debitore persona fisica negli ultimi cinque anni;
  • l’indicazione dell’eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dei creditori;
  • il giudizio sulla completezza e attendibilità della documentazione depositata a corredo della domanda.

A seguito del deposito della domanda di ammissione alla procedura di Liquidazione del Patrimonio, è sospeso il decorso degli interessi convenzionali o legali, fino alla chiusura della procedura, a meno che i crediti non siano garantiti da ipoteca, pegno, o privilegio e fatto salvo quanto disposto dagli art. 2749, 2788 e 2855, commi 2 e 3, c.c..

In presenza di tutti i presupposti previsti dalla normativa, il Giudice emette un decreto di apertura della Liquidazione attraverso cui viene nominato un liquidatore (anche lo stesso O.C.C.), se non già nominato su proposta dell’Organismo di Composizione della Crisi, e dispone che sino al momento della chiusura della procedura, a a pena di nullità, non possano essere iniziate o proseguite azioni cautelari o esecutive né acquistati diritti di prelazioni sul patrimonio oggetto di liquidazione, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore.

E’ prevista l’inammissibilità della domanda, se la documentazione prodotta non consente la precisa e puntuale ricostruzione della situazione economica e patrimoniale del debitore.

Liquidazione del Patrimonio: la fase di accertamento del passivo

In  questa fase interviene la figura del liquidatore che verifica l’elenco dei creditori e l’attendibilità della documentazione allegata e di fatto produce l’inventario dei beni da liquidare.

Egli comunica, quindi, a tutti i creditori le modalità di presentazione della domanda di partecipazione alla procedura di Liquidazione del Patrimonio, in particolare: la possibilità di trasmissione della stessa a mezzo p.e.c., o con altro mezzo di cui vi sia prova dell’avvenuta ricezione, la data entro cui depositare la domanda di partecipazione, la data entro cui  verrà trasmesso lo stato del passivo.

La domanda può essere di partecipazione alla liquidazione  o di restituone o rivendicazione di beni mobili o immobili e deve essere presentata con ricorso e con l’indicazione:

  • delle generalità del creditore;
  • della determinazione della somma che si intende far valere nella liquidazione o la descrizione del bene che si rivendica o di cui si chiede la restituzione;
  • della sintetica esposizione degli elementi di fatto e di diritto posti a base della domanda;
  • dell’indicazione dell’eventuale titolo di prelazione di cui si chiede il riconoscimento;
  • dell’indicazione dell’indirizzo p.e.c. o del numero di fax o l’elezione di domicilio presso un comune del circondario presso cui ha sede il Tribunale; in assenza di quest’ultima indicazione, tutte le successive comunicazioni verranno effettuate mediante deposito presso la cancelleria del Tribunale.

Al ricorso deve inoltre essere allegata la documentazione comprovante le richieste di cui si chiede il riconoscimento.

Una volta pervenute le domande di partecipazione alla Liquidazione presentate dai creditori, il liquidatore predispone un progetto di stato del passivo, che comprende un elenco dei titolari dei diritti sui beni mobili e immobili in proprietà o in possesso del debitore, comunicandolo agli interessati e assegnando loro un temine di  15 giorni per le osservazioni.

In presenza di osservazioni, se ritenute fondate, il liquidatore, scaduto il termine per la loro proposizione, predispone un nuovo progetto di stato del passivo, da trasmettere nuovamente ai creditori e fissa un nuovo e ulteriore termine di 15 giorni per le ulteriori repliche. Qualora le contestazioni non risultino componibili, il liquidatore rimette gli atti al Giudice, che provvede alla definitiva formazione dello stato del passivo. Il provvedimento del Giudice è impugnabile con reclamo e lo stesso non potrà far parte del Collegio giudicante.

In assenza di osservazioni, il liquidatore approva lo stato passivo dandone comunicazione agli interessati.

I creditori, con causa o titolo posteriore al momento dell’esecuzione della pubblicità disposta dal Giudice con il decreto di apertura della procedura di liquidazione, non possono procedere sui beni oggetto di liquidazione.

Liquidazione del Patrimonio: la fase di liquidazione dell’attivo

La procedura di Liquidazione del Patrimonio si chiude con la liquidazione dell’attivo, in questa fase il liquidatore, entro 30 giorni dalla formazione dell’inventario, elabora un programma di liquidazione che garantisca la ragionevole durata del procedimento. Tale programma di liquidazione viene comunicato a tutti i creditori e depositato presso la Cancelleria del Tribunale.

Il liquidatore ha il compito di amministrare il patrimonio da liquidare, che può essere composto da: crediti, beni mobili e immobili, ivi compresi gli accessori, le pertinenze e i frutti.

Il liquidatore esercita ogni azione prevista dalla legge che consenta di conseguire la disponibilità dei beni e di recuperare i cediti compresi nel patrimonio del debitore.

Nel caso in cui il patrimonio da liquidare comprenda dei crediti dei quali non è probabile l’incasso nei quattro anni successivi al deposito della domanda, gli stessi saranno oggetto di cessione.

Tutti i beni che fanno parte del patrimonio da liquidare, salvo quelli di modesto valore, sono oggetto di stima da parte di operatori esperti.

Nella Liquidazione del Patrimonio deve essere assicurata la massima informazione e partecipazione degli interessati tramite opportune forme di pubblicità. Gli atti di  liquidazione devono avvenire in conformità al programma di liquidazione attraverso procedure competitive e avvalendosi di operatori specializzati.

 Le operazioni di vendita non possono essere portate a termine senza che siano stati informati il debitore, i creditori e il Giudice, in merito all’esito delle stesse. In presenza di gravi e giustificati motivi, il Giudice può sospendere gli atti di esecuzione del programma di liquidazione.

Il Giudice, sentito il liquidatore e verificata al conformità degli atti dispositivi al programma di liquidazione, autorizza con decreto:

  • lo svincolo delle somme;
  • la cancellazione della trascrizione del pignoramento e delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonché di ogni altro vincolo;
  • la trascrizione del decreto di aperture della liquidazione e dichiara la cessazione di ogni altra forma di pubblicità disposta.

I crediti sorti in occasione o in funzione della liquidazione sono soddisfatti con preferenza rispetto agli altri, ad eccezione per il ricavato della liquidazione dei beni oggetto di pegno o ipoteca, per la parte destinata ai creditori garantiti.

I beni e i crediti sopravvenuti nei quattro anni successivi al deposito della domanda costituiscono oggetto della procedura di liquidazione, dedotte le spese sostenute dal debitore per l’acquisto e la conservazione dei beni e dei crediti medesimi fino al momento dell’apprensione dell’attivo da liquidare. Il debitore ha l’onere di integrare l’inventario dei beni da liquidare.

La procedura rimane aperta sino alla completa esecuzione del programma di liquidazione e, in ogni caso, per i quattro anni successivi al deposito della domanda.

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Staff AIS
A.I.S. – Associazione Italiana Sovraindebitamento, prima associazione attiva sul tema del sovraindebitamento, e punto di riferimento per i professionisti operanti sulle disposizioni dui cui alla Legge 3/2012.