Piano del Consumatore: le prime pronunce

A quasi ormai un anno e mezzo dalle prime due omologhe di Piano del Consumatore emanate dal Tribunale di Pistoia, proviamo a fare il punto della situazione sul Piano del Consumatore, la procedura di cui alla Legge 3/2012 riservata ai soggetti che hanno la qualifica di consumatore, ovvero dipendenti, pensionati, ma anche titolari di partita IVA i quali abbiano contratto debiti per finalità estranee all’ attività professionale.

Possiamo dire che per ora il quadro presenta luci ed ombre.

La prima cosa che emerge è il numero ancora molto limitato di pronunce che riguardano il Piano del Consumatore: per ora siamo nell’ ordine di qualche decina di omologhe, praticamente nulla rispetto al numero dei casi che potrebbero accedere con vantaggio alla norma (pensiamo solamente a quanti licenziamenti ci sono stati negli ultimi anni…)

Oltre ad altri casi di omologhe positive presso i tribunali di Pistoia, Livorno e Firenze, si segnalano alcuni casi in sicilia (Catania), ad Ascoli Piceno, ed alcune omologhe sono in arrivo presso i Tribunali di Milano e Monza.

Perché ancora così poche pronunce? Il primo motivo è certamente il numero limitato di casi presentati, a causa della scarsa conoscenza da parte del pubblico della normativa sul sovraindebitamento. Anche presso le associazioni dei consumatori, nonostante alcune lodevoli iniziative che però hanno riscosso scarse adesioni, si fatica ancora a conoscere ed avere padronanza della normativa.

Il secondo motivo, è la difficoltà a confrontarsi con questa specifica procedura da parte di Tribunali e professionisti. Infatti, l’accordo di composizione o il piano di liquidazione, presentano evidenti analogie, sopratutto procedurali, con le procedure maggiori a finalità concordataria.

Il Piano del Consumatore, invece quale procedura di concordato in qualche modo coattivo, non ha analoghi nelle altre procedure esecutive in essere e queste rende necessario tracciare una strada in gran parte completamente nuova, interpretanto di volta in volta (ma anche di Tribunale in Tribunale) i vari passaggi della norma. Si aggiunga a questo che dovendo l’Organismo di Composizione della Crisi nominato verificare gli ultimi 5 anni di solvibilità del richiedente, la mole documentazione da produrre non è banale, e che sussistono interpretazioni molto diverse del criterio di meritevolezza, criterio necessario per accedere al Piano Del Consumatore.

Gli aspetti positivi riguardano invece il tenore delle prime omologhe, e le prime interpretazioni applicative che si ricavano da una lettura attenta delle stesse.

In primis, il meccanismo di riduzione del debito è stato applicato a nostro avviso correttamente, ovvero basandosi non sull’ ammontare del debito ma su quanto quel soggetto può ragionevolmente pagare. Sembra consolidarsi quindi un criterio dove nel Piano del Consumatore viene lasciato alla famiglia un reddito di sussistenza onorevole, e per differenza vengono pagati i creditori. Inoltre i piani approvati hanno durate che in alcuni casi arrivano a 10 anni, superando un dubbio espresso in altri casi di sostenibilità di piani che superino i cinque anni di durata, con un principio interpretativo di indubbio interesse.

In secondo luogo da alcune delle prime pronunce emerge una visione critica ed in parte punitiva nei confronti degli istituti di credito che hanno ecceduto nel concedere credito a soggetti già in stato di difficoltà, credito che ha definitivamente reso ingestibile il pagamento dei debiti degli istanti.

In particolare nelle pronunce di Catania (ma si esprimono sulla stessa linea Ascoli Piceno ed anche Bari) risulta evidente come sia ammesso nei criteri di meritevolezza anche il consumatore che – comunque in buona fede – arrivato ad una situazione di difficoltà, accede a nuovo credito spinto dal ceto bancario, spesso per onorare le rate già in essere, finendo in una spirale del debito (spesso a tassi crescenti) da cui non è possibile uscire.

Tale visione, che in qualche modo sembra richiamare banche e finanziarie a criteri di erogazione maggiormente coerenti con il concetto di responsibile lending (credito responsabile) che si affaccia nel nostro paese importato dalla disciplina comunitaria, riconosce il consumatore come parte debole ed in qualche modo una responsabilità piena alla banca nel definire se quel soggetto può o no avere accesso al credito.

Si tratta di spunti di indubbio interesse su cui sarà opportuno ritornare a seguito delle prossime omologhe che emergeranno. Sarà anche importante verificare le pronunce in tal senso dei Tribunali sedi di Corte di Appello, che spesso sono significativi per definire linee interpretative: indubbio però che se si confermerà tale interpretazione, si amplia notevolmente il numero di potenziali casi tutelabili, ampliabile a tutti i casi di sovraindebitamento che nascono da un progressivo indebitamento con banche finanziarie.

By | 2017-01-13T15:10:13+00:00 7 luglio 2015 - 11:44|Tags: , , |

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Matteo Arata
Matteo Arata, Presidente dell’Associazione Italiana Sovraindebitamento