Sovraindebitamento: a Milano il caso della settimana

Sovraindebitamento: si parla molto in astratto della Legge 3/2012, ma cosa dicono le prime sentenze / omologhe sui casi concreti?
L’Associazione Italiana Sovraindebitamento, con questa rubrica, si pone l’obbiettivo di condividere gli aspetti più importanti delle pratiche di Sovraindebitamento presentate nei Tribunali italiani.
Questa settimana esponiamo il caso – riportato da una nota rivista specializzata in procedure concorsuali – di un’ istanza di piano del consumatore rigettata per evidenti vizi di forma e rappresentazione, incongruenti rispetto a quanto la norma prevede.

Il fatto

Il ricorrente è un privato attualmente impiegato come dipendente e che quindi percepisce uno stipendio fisso mensile.

A causa di un’attività imprenditoriale precedente che purtroppo è stata chiusa in quanto non generava reddito ma anzi si è dimostrata costantemente in perdita, al debitore erano rimasti in capo numerosi oneri sia per debiti relativi a imposte non versate e riferibili alla vecchia attività imprenditoriale sia per fidejussioni prestate nell’ambito dell’attività imprenditoriale e a suo tempo escusse da parte della banca creditrice, in quanto il debitore principale non aveva onorato il debito.

Successivamente alla chiusura dell’attività e al nuovo lavoro come dipendente, il debitore contrarrà nuovi debiti sottoforma di debiti personali e altri debiti riferibili alla propria attività in qualità di consumatore.

L’istante, ritenendo che la sua qualifica attuale sia quella di consumatore, in quanto oggi non esercita attività d’impresa, presenta una domanda di Piano del Consumatore poiché le obbligazioni a cui dovrebbe adempiere sono largamente superiori al reddito e al patrimonio disponibile.

Il piano rigettato: Piano del consumatore

Il Giudice, Dottoressa Francesca Mammone, visto il ricorso ed il piano e verificata la relazione dell’Organismo di Composizione della Crisi, determina l’inammissibilità del ricorso al piano, per le seguenti motivazioni:

  • il debitore in stato di Sovraindebitamento non è qualificabile come consumatore, in quanto a tal fine sarebbe necessario che “abbia assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolte“, come definito dall’art. 6 della Legge 3/2012 la quale legge riprende a sua volta l’art. 3 del codice del consumo.

Nel caso in esame quindi si evince come sia evidente che la qualifica non sia da riconoscere in quanto sia i debiti verso l’Erario che le fideiussioni erano attinenti all’attività imprenditoriale precedentemene svolta.

La conclusione, interalia, è coerente con quanto affermato dalla Corte di Cassazione, secondo cui “in presenza di un contratto di fidejussione, è all’obbligazione garantita che deve riferirsi il requisito soggettivo della qualità di consumatore”.

Il commento

Questa volta abbiamo voluto commentare il caso di un rigetto in quanto sempre più spesso la nostra Associazione ha notizia (in particolare con riguardo al Piano del Consumatore) di istanze mal presentate che sono andate poi incorntro a un sicuro rigetto da parte del Tribunale adito.

A tale proposito è importante sottolineare che il rigetto dell’istanza, oltre ai costi per il cliente e alla comprensibile disillusione che avrà generato nel soggetto che lo ha proposto, genera anche un’altra importante conseguenza, ovvero l’impossibilità di presentare un nuovo piano di Sovraindebitamento.

Il ricorrente infatti avrebbe con molta probabilità dovuto presentare un piano di composizione della crisi, ma avendo già presentato un Piano del Consumatore rigettato, viene a decadere uno dei presupposti di ammissibilità, ovvero che l’istante non abbia avuto accesso a uno delle procedure di cui alla Legge 3/2012 nei precedenti 5 anni.

In tutto il dettato della Legge 3/2012, relativa al Sovraindebitamento, è evidente come il legislatore abbia messo in atto questo meccanismo (ovvero la non possibilità di presentare più volte il piano) con l’evidente volontà di evitare che il debitore “ci provi” magari facendo una prima proposta molto aggressiva per poi cambiarla se i creditori non accettano.

Pertanto, questo caso – in parte comunque comprensibile in questa primissima parte di applicazione da parte di avvocati e professionisti – ci dimostra come sia necessario affidarsi a un professionista competente e specializzato nella materia: è evidente come non basti la lettura del dettato normativo, ma solo il pieno riferimento alla disciplina della materia fallimentare può portare a interpretare correttamente ogni singolo caso.

                          Matteo Arata

Presidente Associazione Italiana Sovraindebitamento

By | 2017-01-13T15:10:13+00:00 30 ottobre 2015 - 17:24|Tags: , , , , , , |

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Matteo Arata, Presidente dell’Associazione Italiana Sovraindebitamento