Sovraindebitamento: a Parma il caso della settimana

Sovraindebitamento: si parla molto in astratto della Legge 3/2012, ma cosa dicono le prime sentenze / omologhe sui casi concreti?
L’Associazione Italiana Sovraindebitamento, con questa rubrica, si pone l’obbiettivo di condividere gli aspetti più importanti delle pratiche concluse con successo nei Tribunali italiani.
Questa settimana esponiamo il caso di due fratelli di Parma a cui è stato richiesto il rientro di importanti fidejussioni e che hanno avuto accesso al Piano di Liquidazione del Patrimonio.

Il fatto

Due fratelli residenti a Parma, erano soci di una Srl di operante nel settore della costruzione edilizia. A seguito della crisi del settore edile che ha duramente colpito il nostro Paese a partire dal 2007, la società subisce un forte calo del fatturato nonché consistenti perdite. Tale società aveva finanziato i propri investimenti ricorrendo al credito bancario sul quale i due soci avevano quasi per intero prestato fidejussioni personali.

A seguito della crisi sopra esposta la società non era più in grado di pagare per le fidejussioni e pertanto gli istituti di credito esercitavano i propri diritti nei confronti delle persone fisiche.

Nello stesso momento quindi, da una parte i due soci hanno dovuto azzerare i propri emolumenti che provenivano dalla società, e dall’altra si sono visti richiedere ingenti somme dalle banche per un importo complessivo di circa 3 milioni di euro.

Gli istanti risultavano essere persone fisiche non fallibili e pertanto possono accedere alla Legge 3 2012 nella qualità di fidejussori escussi dalla Banca.

Presso il Tribunale di Parma viene fatta richiesta di nomina dell’Organismo di Composizione della Crisi da Sovraindebitamento e, con l’assistenza dei propri professionisti, i soggetti sovraindebitati hanno presentato al Tribunale un Piano di Liquidazione del Patrimonio poi attestato ed omologato dal Foro di Parma.

Il Piano omologato: la Liquidazione del Patrimonio

Unendo i debiti personali dei due soci e i costi della procedura, la posizione debitoria complessiva è pari a circa 3 milioni di euro di cui circa 600 mila sono stati considerati privilegiati e i restanti 2 milioni e 400 mila chirografari.

La procedura di Liquidazione del Patrimonio prevede che tutto il patrimonio del debitore venga messo a disposizione dei creditori: in questo caso i soggetti sono proprietari di una villetta, di alcuni appartamenti, nonché magazzini e sottotetti, probabilmente rimanenze dei vari cantieri sviluppati nel corso degli anni nella propria attività di costruttori.

Riprendendo i dati di debito sopra esposti si comprende come la liquidazione dei beni permetterà alla procedura di soddisfare integralmente i creditori privilegiati e di offrire ai chirografi una cifra variabile tra il 20% e il 30% del debito originale.

Da rilevare che l’Organismo ha attestato sia la mancanza di intenzionalità nel generare la crisi finanziaria che ha portato al Sovraindebitamento, sia l’assenza di qualsiasi indizio di possibili atti di frode, spianando la strada a una futura esdebitazione dei due soggetti.

Il commento

Anche in questo caso siamo di fronte a un esempio da manuale di utilizzo della Legge 3 2012, ovvero una persona fisica titolare di un patrimonio e costretta a dover saldare un debito molto più alto rispetto allo stesso patrimonio che richiede di liquidare i propri debiti attraverso i beni posseduti.

Se quanto fatto dai due debitori rispetta tutti i criteri dell’arti 14 – ter decies, alla fine della procedura di liquidazione, i due soggetti istanti potranno vedersi esdebitati, ovvero vedranno cancellato tutto il debito che la procedura non è riuscita a soddisfare.

Ma quali sono queste condizioni per l’ esdebitazione?

Al di la degli aspetti quasi totalmente di forma (collaborazione con la procedura, ricercarsi attivamente un lavoro ecc…), le due condizioni maggiormente importanti saranno: che venga almeno parziale soddisfazione ai creditori  chirografari e che venga riconosciuta una congrua diligenza da parte del debitore nell’assumere obbligazioni che hanno portato al sovraindebitamento.

Considerato che il Piano di Liquidazione già risolve positivamente entrambi i punti, pare congruo affermare che i debitori potranno con grande probabilità accedere all’esdebitazione.

Importante sottolineare un ultimo punto interessante: dal punto di vista tecnico, trattandosi di due persone distinte, sono stati presentati due piani di liquidazione facente riferimento uno all’altro in modo che dalla somma dei beni messi a disposizione dai soci, risultasse un ammontare di attivo a favore della Liquidazione, sufficiente per garantire la soddisfazione di tutti i creditori.

Matteo Arata

Presidente Associazione Italiana Sovraindebitamento

By | 2017-01-13T15:10:13+00:00 2 ottobre 2015 - 9:28|Tags: , , , , |

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Matteo Arata, Presidente dell’Associazione Italiana Sovraindebitamento