Sovraindebitamento: a Pistoia il caso della settimana

Sovraindebitamento: si parla molto in astratto della Legge 3/2012, ma cosa dicono le prime sentenze / omologhe sui casi concreti?
L’Associazione Italiana Sovraindebitamento, con questa rubrica, si pone l’obbiettivo di condividere gli aspetti più importanti delle pratiche di Sovraindebitamento presentate nei Tribunali italiani.

Questa settimana esponiamo il caso di un’azienda agricola di Pistoia, la quale è stata a sua volta coinvolta nel fallimento di altri soggetti. L’imprenditore agricolo si è trovato in difficoltà ad onorare i debiti, in particolar modo verso fornitori e banche, e pertanto grazie ad un Accordo di Composizione è riuscito a salvaguardare la continuità aziendale.

Il Fatto

Un’importante azienda agricola con un fatturato di alcuni milioni di euro annui, in parte a seguito della crisi del mercato e in parte a seguito del concordato di due srl commerciali che distribuivano i prodotti da essa forniti, si è trovata con un’esposizione a breve non più gestibile, rischiando la chiusura dell’attività e la messa in esecuzione di tutto il patrimonio aziendale e dei soci: in particolare già alcuni creditori avevano promosso azioni esecutive e una parte dei beni risultava sottoposta a pignoramento.

Per dare un’idea complessiva della situazione aziendale: il debito chirografo superava i 7 milioni di euro e una serie di altri debiti risultava co-garantiti insieme alle società fallite per una posizione debitoria complessiva che superava gli 11 milioni di euro.

All’istante, nonostante le dimensioni rilevanti dell’azienda, veniva riconosciuta la qualifica di imprenditore agricolo e pertanto ha potuto accedere alla Legge sul Sovraindebitamento: presso il Tribunale di Pistoia viene fatta richiesta di nomina dell’Organismo di Composizione della crisi, viene presentato un’Accordo sottoposto al voto dei creditori, i quali con il voto positivo di oltre il 70% ne sanciranno l’esito positivo.

Anche l’ultimo vaglio del Giudice permetterà di accertare che il piano, oltre ad avere avuto avvallo dai creditori, rispetti tutti i criteri previsti dalla Legge 3/2012, relativa al Sovraindebitamento, e pertanto può essere omologato.

Se l’azienda onorerà quanto proposto ai propri creditori, con il pagamento dell’ultima rata del piano, il debito verrà cancellato e quanto non pagato esdebitato.

Il piano omologato: Accordo di Composizione della Crisi

Il piano di Sovraindebitamento presentato è sicuramente molto complesso in quanto ha dovuto tenere conto, sia di una posizione patrimoniale importante, che di un monte di debiti molto articolato.

Il debito è stato diviso in classi: i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca sono stati integralmente soddisfatti, insieme ai costi collegati al procedimento, mentre ai creditori chirografi è stata offerta una percentuale del 15%.

Anche l’attivo a supporto di tale piano è stato costruito in maniera articolata, ovvero proviene in parte dalla vendita di alcuni beni aziendali, in parte dall’attività tipica dell’azienda ed in parte da quanto presumibilmente verrà ricavato dal concordato delle Srl commerciali.

I crediti impignorabili, ovvero IVA e ritenuta d’acconto sono pagati integralmente, anche se nel caso dell’IVA viene previsto un tempo di pagamento di circa 36 mesi.

Il commento

Difficile semplificare un’Accordo così complesso nelle poche righe di questo articolo, ma è assolutamente importante sottolineare alcuni aspetti:

  • anche se le procedure di Sovraindebitamento possono essere considerate procedure concorsuali minori, siamo di fronte a un caso che di “minore” ha ben poco, sia per gli importi complessivi del piano (che si avvicinano ai 10 milioni di euro), sia per la complessità dello stesso in fase di costruzione della proposta e in fase di gestione della stessa;
  • evidentemente l’imprenditore agricolo ha avuto accesso a professionisti qualificati che hanno saputo conciliare il dettato della Legge 3/2012 con la prassi concordataria raggiungendo un risultato estremamente importante, ovvero la salvaguardia della continuità aziendale in una situazione che altrimenti sarebbe stata completamente deteriorata;
  • in questo caso si ripropone anche il principio, già visto in altre omologhe, della liquidazione di una parte del patrimonio dentro una procedura in continuità, ovvero, l’imprenditore non potendo contare su flussi di cassa necessari per una proposta congrua, sceglie di mettere a disposizione del Tribunale una parte dei propri attivi patrimoniali, il cui ricavato è stimato nel piano secondo un criterio di valore cauzionale: se il ricavato della vendita sarà superiore a quanto previsto la percentuale di soddisfazione dei creditori chirografi, potrebbe anche aumentare di qualche punto percentuale.
By | 2015-11-13T11:49:50+00:00 13 novembre 2015 - 11:49|Tags: , , , , , |

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Matteo Arata
Matteo Arata, Presidente dell’Associazione Italiana Sovraindebitamento