Sovraindebitamento e Legge 3 2012: ultime decisioni in materia

Tribunale di Cagliari: possibile richiedere la liquidazione del patrimonio dopo il rigetto di una proposta di accordo

Il Tribunale di Cagliari ha valutato un reclamo relativo al tema del sovraindebitamento, nello specifico un Piano del consumatore rigettato.

Riunitosi in organo collegiale, ha statuito alcune  considerazioni sulla possibilità di accedere a una liquidazione del patrimonio posteriormente al rigetto di un piano del consumatore e/o accordo di composizione della crisi. Tale possibilità è stata oggetto di numerose discussioni teoriche. La normativa in esame non appare infatti di immediata soluzione. Ai sensi dell’art. 7 comma 2 lettera b della Legge 3 2012, la proposta non è ammissibile quando il debitore “ha fatto ricorso, nei precedenti 5 anni, ai procedimenti di cui al presente capo.”

Da una lettura superficiale di questo articolo potrebbe apparire che il debitore che abbia fatto ricorso, ricomprendendo in esso anche la domanda stessa, non possa accedere alle altre misure della sopra citata legge.

Interessante decisione del Tribunale di Cagliari

La puntuale analisi del Tribunale di Cagliari ha invece attribuito il senso da attribuire alla locuzione letterale “fare ricorso”. E’ stato indicato chiaramente che, se il legislatore avesse voluto censurare la semplice domanda non andata a buon fine, facendola diventare motivo di inammissibilità, avrebbe utilizzato il termine tecnico “proporre ricorso”. Invece il fare ricorso sembra più facilmente riconducibile ad un significato di accesso a una delle procedure con il conseguente effetto di esdebitazione. Da ciò ne consegue che deve essere precluso l’accesso a una nuova procedura solamente nel caso in cui il debitore si sia visto effettivamente omologato in precedenza un accordo e/o un Piano del consumatore. La semplice domanda, se pur passata al vaglio dell’Organismo di composizione della crisi e del giudice competente, qualora non ammessa, deve mantenere intatta la possibilità del debitore di accedere a una successiva domanda riguardante una diversa tipologia di procedura.

Citando letteralmente il Tribunale di Cagliari “se è possibile convertire la procedura di composizione della crisi, in quella di liquidazione non vi è motivo di negare la possibilità di scrutinare una domanda subordinata di composizione della crisi nel caso in cui non venga accolta la proposta principale recante l’alternativa o rimedio o viceversa.”

La massima del Tribunale di Cagliari ci appare ragionata e ragionevole, poiché chiarisce un punto fondamentale

Il debitore che si vede rifiutare una proposta di accordo del Piano del consumatore ha comunque la possibilità di accedere alla proposta di liquidazione del patrimonio prevista dalla L 3 2012.

Ciò significa che sarebbe possibile tentare prima una via meno “onerosa” quale quella dell’accordo. Se questo non fosse avallato dal creditore, al debitore rimarrebbe  comunque la possibilità di liquidare il patrimonio. In questo modo potrebbe accedere alla futura esdebitazione dopo i quattro anni previsti dalla legge.

Si tratta di una prima pronuncia, se pur significativa e ben argomentata. Attendiamo conferma di analoghe attestazioni su altri Tribunali che confermerebbero un definitivo indirizzo interpretativo.

 

By | 2017-03-10T17:25:58+00:00 10 marzo 2017 - 17:25|Tags: , , |

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A.I.S. – Associazione Italiana Sovraindebitamento, prima associazione attiva sul tema del sovraindebitamento, e punto di riferimento per i professionisti operanti sulle disposizioni dui cui alla Legge 3/2012.